Alberto Trentini racconta la detenzione in Venezuela
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Direttore: Franco Ferraro

Alberto Trentini: il duro racconto della detenzione in carcere in Venezuela

Alberto Trentini ospite a 'Che Tempo Che Fa' da Fabio Fazio

In una delle sue apparizioni televisive più recenti, Alberto Trentini ha raccontato della sua orribile esperienza in carcere in Venezuela.

Dopo essere finalmente tornato in Italia, Alberto Trentini ha parlato a più riprese della sua traumatica esperienza di reclusione carceraria in Venezuela. Fanpage ha riportato le dichiarazioni rilasciate durante l’ultima puntata della trasmissione “Che tempo che fa” condotta da Fabio Fazio. Il cooperante italiano detenuto per oltre 400 giorni in Venezuela, dopo la tanto attesa liberazione, ha raccontato in maniera dettagliata ciò a cui ha potuto assistere durante il suo lungo periodo di prigionia.

guardia carcere chiavi cella

Alberto Trentini e la prigionia in Venezuela

Il cooperante di 46 anni ha esordito così nel suo racconto: “All’inizio non sapevo di essere un ostaggio, poi a gennaio dell’anno scorso, senza giri di parole il direttore del carcere ci ha detto che eravamo pedine di scambio. Lo ha detto ad altri tre detenuti stranieri e la cosa è arrivata anche a noi“.

Aggiungendo poi: “Ho mostrato il passaporto e mi hanno detto di stare lì. Hanno fatto telefonate, poi si è presentato il controspionaggio militare, mi ha fatto consegnate il cellulare e mi hanno fatto un interrogatorio di 4 ore“.

Nonostante non abbia subito violenze fisiche, i metodi descritti sono a loro modo raccapriccianti: “Sono stato per ore ammanettato e incappucciato a una sedia, poi mi hanno portato in una stanza molto calda, dove il funzionario prima mi ha spiegato la macchina, mi ha fatto domande sul terrorismo e sullo spionaggio“.

La dura esperienza da prigioniero

Alberto Trentini ha poi raccontato un altro dettaglio riguardante la sua prigionia: “Sono rimasto 10 giorni in una stanza dove c’è un vetro, ma tu non puoi vedere chi ti guarda. Si sta tutto il giorno seduti su una sedia, senza poter parlare, dalle 6 del mattino alle 21, con l’aria condizionata al massimo“.

Nonostante l’esperienza tutto tranne che piacevole, il cooperante da poco tornato in libertà ha lasciato intendere di essere disposto a riprendere con i suoi viaggi, prima o poi.

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ultimo aggiornamento: 2 Febbraio 2026 11:31

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